domenica 16 gennaio 2011

INFINITE PORTE PER UN'UNICA VITA


“Porte”, se sapessi scrivere un libro lo intitolerei così. Sembrerebbe alquanto riduttivo, ma c’è un perché: nel mio immaginario sono magici oggetti che possono tutto: chiudono, aprono, delimitano, dividono, avvicinano. Le porte sono esse stesse il tutto e spesso il nulla nella vita di ognuno. A chiunque è capitato di imbattersi in una di loro, spesso più volte nella vita.

A te che in alcuni momenti le hai veramente sofferte quelle porte in faccia, ermeticamente chiuse di fronte ai tuoi occhi, mentre con le mani invano cercavi uno spiraglio per evitare quella chiusura forzata. A voi altre che le avete socchiuse le vostre piccole porticine e lasciate intravedere quanto basta per comprendere la vostra voglia e la vostra paura nello spalancarle, esplorarle, urlarle, viverle. 
C’è chi invece crede di doverla assolutamente oltrepassare la sua porta, perché come un muro sta gravando sulla sua schiena, sui fianchi, sulle gambe, fino a raggiungere l’anima, anche se fuori è buio. Oppure perchè al di là c'è una meta ambita e perseguita. Quante donne almeno una volta ne avranno costruite, erette e inchiodate; quante ne avranno gettate le chiavi per non doverci più entrare, quante invece ancora le custodiscono.
Tutte noi di porte ne abbiamo avute, ne abbiamo ora e ne avremo domani; le porte sono tutte intorno a noi. 

Se dovessi scrivere un libro, se sapessi scrivere un libro, ebbene si parlerebbe di falegnami perfette e scrupolose, in una vita complessa, del loro vasto magazzino di usci variopinti e ai loro mille modi originali di crearli, chiuderli, aprirli, avvicinarli, allontanarli, viverli.

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